“Paolo Berto, nato a Giussano, ma milanese d’adozione (si è laureato al Politecnico di Milano), è nuovo all’arte pittorica, sebbene nella progettazione architettonica abbia sempre coniugato il gusto delle geometrie con quello del colore, della luce, del movimento. Nello specifico pittorico, la libertà dell’astrazione, la cui fonte d’ispirazione egli indica in Piet Mondriane e più in generale nel movimento astrattista americano (Jackson Pollock, Mark Rothko, San Francis, Franz Kline...) lo conforta ad affrontare con apparente ”semplicità” la complessità del reale.

Ben consapevole di quanto sia rischioso per un neofita ispirarsi ad un grande artista tanto imitato, quanto banalizzato, la scelta lo aiuta a guardare alla propria dimensione interiore senza paure. L’eco delle schematizzazioni, delle composizioni con linee e spazi geometrici rettangolari, gli consentono di rappresentare le dimensioni essenziali del proprio universo, di quell’ universo metropolitano entro cui matura il rapporto con la città di Milano. Universo che nel corso delle estati siciliane si smaterializza nel flusso (sempre controllato) delle forme, nelle abbacinanti cromie del sud..., il cui caldo alito si riverbera poi nei “grigi” invernali della sua produzione milanese (in mostra permanente presso il proprio atelier in Milano), in una sorta di corto circuito, di costante rincorsa...”

(Prof.ssa Erminia Dispenza).

 

Presentazione di un artista contemporaneo:
Paolo Berto, architetto e pittore.

Quando la necessità di esprimersi in maniera creativa scaturisce quasi per caso, insinuandosi nelle pieghe del quotidiano, senza sconvolgere/alterare il ritmo imposto dalla propria professione, dalla propria vita privata si può dire che il rischio dell’auto-referenzialità dell’artista neofita è scongiurato!
Paolo Berto, Milanese d’adozione e per formazione culturale, esercita in primis la propria attività di architetto; in subordine e solo da qualche anno asseconda una vena creativa, nata ex abrupto, che lo spinge a dialogare con tele, pennelli, oli, bombolette di colori, in coda alla sua lunga giornata lavorativa.
Se l’architetto è, o dovrebbe essere “artista” a tutto tondo, peculiare è che quello in questione cerchi di compendiare, il più possibile, i due momenti creativi, subordinandoli entrambi al dictat codificato da Vitruvio nella triade: “solidità, utilità, bellezza”, (De Architectura: 80-15 a.c.). Tanto l’architetto, che il pittore infatti intendono “creare” qualcosa che s’identifichi con l’uomo e i suoi valori essenziali, lungi da finalità consolatorie o puramente esornative.
Ed allora, senza immobilizzare le tele sul cavalletto, che giace relegato in un angolo, poggiandole semplicemente sul grande tavolo da pranzo, egli dà sfogo alla sua passione...: la musica di sottofondo, la sua compagna di vita che studia casi legali e nel contempo lo asseconda, anzi lo spinge a veicolare con il mezzo espressivo del colore, dei segni pittorici desideri, sogni, paure...in una sorta di dialogo famigliare che odora di olii, tempere e...codici.
Leggere criticamente la produzione di questo nuovo artista-architetto è, al tempo stesso, semplice e complesso. Se da una parte, il gioco delle forme, dei colori è l’esito del confronto tra realtà privata e realtà esterna. Quest’ultima rappresentata da Milano, città metropolitana, tra luci ed ombre, che ti affascina, ti proietta in una dimensione globale, scomponendo e ricomponendo schemi mentali, ritmi, tempo all’insegna dell’hic et nunc; dall’altra, sono altresì evidenti i solidi “argini” che egli frappone contro il pericolo della dispersione, della perdita degli spazi di riflessione soggettiva...
E dunque, la pittura come medium per comunicare con una realtà complessa, globalizzata, cui, paradossalmente, egli chiede risposte che rispettino sogni, desideri, aspettative di uomini e donne che vogliono veder onorate le loro singole individualità.
E dunque, una realtà ricondotta, per quanto possibile, a quei valori originali di disciplina, onestà, bellezza, che conferiscono all’uomo dignità etica, fondamento di ogni comunità moderna e solidale.
Si può, al momento, concludere dicendo che se il paesaggio “umano“ muta costantemente, trasformandosi in paesaggio globale, l’artista Paolo Berto persegue una volontà di rappresentare, nelle forme di un astrattismo iconico, un’umanità coesa, unico modo per sfuggire alla cosiddetta “modernità liquida” del vivere odierno (Z. Bauman).

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Il commento ad alcune opere:

Titolo: Sweet home. Dim. 50x100.


Essenziale, elegante, sobrio nei colori...un logo, un segno grafico orientale. Una casa, una capanna, squarciata da un taglio nero, come di un tetto stilizzato, appena accennato, ma centrale...allusivo di una materna pienezza caparbiamente perseguita, ma mai compiutamente soddisfatta...

Titolo: XIII. Dim.100x100.



Su di un fondo giallo secco, e tuttavia privo di consolatorie solarità, il puro "movimento" impregna di sè la tela. Suggestioni divisionistiche presiedono, ove la pennellata è direzionale, l'andamento circolare, a spirale, ora diventando filamento che asseconda forme allusivamente umane. Meglio, una danza circolare che circoscrive corpi appena accennati, all'interno di una dimensione di aerea leggerezza, come un'ampia matassa di luce/colore che conferisce alla tela intensa vitalità.


Titolo: Raffronto. Dim.30x30.


Il titolo già mette sull'avviso: il " raffronto " sottende una volontà di addivenire al superamento delle diatribe, senza vis polemica. Il raffronto tra esseri che si fronteggiano  è ridotto all'essenzialità delle loro anime trepidanti: le colonne sinusoidali ( quasi tutte) si presentano disarmate, prive di interferenze....ed in mezzo, come linea di confine, forse due specchi bianchi...di elevata valenza simbolica...:chiave di accesso alle realtà che oltrepassano la ragione,... al passato...al futuro..

Titolo: Fiesta. Dim.150x50.


Anche qui, l'esercizio della professione di architetto impregna di sè la tela, che offre un ordinatissimo contesto urbano che pur vivendo una dimensione festiva, tuttavia mai si svincola da precisi schemi di razionalità e sicurezza. Una città più verticale che orizzontale, visibilmente stratificata (il verde/giallo della periferia extraurbana, poi l'acciottolato urbano, archi, semi- archi, muretti, palizzate in cima ). Una mobilità complessa, dove le criticità, cui metaforicamente allude la titolazione," Fiesta", vengono superate da assi verticali di collegamento che attraversano l’intero impianto creativo...come degli agili ascensori...

Titolo: Galoppo. Dim.50x50.


Come nelle pitture rupestri del paleolitico, incisi su fondo oro, galoppano i cavalli, grandi e nobili animali. A schiere sovrapposte, lungi dall'esprimere selvaggia intemperanza, viceversa, esprimono una dimensione di rassicurante potenza, ancor più sostenuta da onde di spuma o stormi di bianche creature che ne orientano la corsa...Forza, vitalità, movimento...ordine..

Titolo: Amodomio. Dim.100x100.


L'artista titola l'opera " Amodomio", come se alludesse, finalmente, ad una libertà di espressione assolutamente aliena da vincoli; ad un’immediatezza espressiva che affondi nella propria interiorità, nel proprio animo. E in parte è così: non la realtà esterna, ma il proprio nucleo interiore...quel denso grumo di nero che si accampa al centro della tela, spalmandosi via, via tanto in senso verticale che orizzontale. Ma, ecco che... il nucleo è aggredito circolarmente dai rossi, dal  color mattone e dall’- ampia pennellata di bianco sulla sinistra..come spazi di apertura verso esiti di rinnovamento/novità..

Titolo: Carnaby street. Dim. 100x100.


Apparentemente, un ordinato esercizio di scomposizione e ricomposizione di una vivace realtà metropolitana, entro schemi geometrici reticolati. Con aerea leggerezza, nella forma di rettangoli allungati, lo schema si sovrappone ai colori (vita/luce/ movimento), secondo il bisogno, proprio dell'artista, di veicolare, razionalizzare la realtà caotica della vita... Tuttavia, le linee che apparentemente ingabbiano sono chiare, anzi di un bianco assoluto...In posizione decentrata, sulla sinistra della tela, una stella di rette che scompone i rettangoli in triangoli, moltiplica i piani della composizione...conferendo spessore concettuale a quanto appare gioco, mero esercizio...

Titolo:The weather. Dim. 50x100.


L'artista qui vuole dissimulare, confondere, mascherare la componente razionale che domina un pò tutte le sue opere. Attraversando trasversalmente con getti sfrangiati di colori la tela, come un colpo di vento che voglia scombinare il piano compositivo; come un mappamomdo che ruota sul proprio asse, mescolando i colori dei continenti e degli  oceani, egli, comunque e sempre  non si abbandona al puro gioco del colore, al suo intrinseco dinamismo.
Sull'artista qui prevale l’esercizio del suo mandato professionale: “solidità, utilità, bellezza”... L'estro, infatti, viene veicolato dal pensiero, dalla responsabilità di colui che si accinge a costruire ed allora... le simmetrie, le corrispondenze di colori che si protendono trasversalmente gli uni verso gli altri, alla ricerca di precisi incastri, fino a saldarsi centralmente, sul fondo intenso di un blu oceano...

Titolo:Wine. Dim.100x100.


Colori freddi: azzurri, grigi, bianchi, attraversati da filamenti di colore nero, come di un piovoso paesaggio invernale. E tuttavia forme dorate si tendono ad arco in diverse postazioni della tela, vivificandola. Una strategia che permette all'artista di proiettarsi all'interno del caos, di reperire le risorse necessarie ad espandersi... a regolarizzare quanto appare temporaneamente informe e caotico.

Titolo:Verdevivo. Dim.100x100.


La presenza di fronti contrapposti è la nota ricorrente dell'artista. Anche questa tela, nella proiezione alto-basso, vede  fronteggiarsi il verde- alga e/o boschivo, nella parte inferiore; contro una fantasmagorica esplosione di blu, verdi,  rossi,  banchi,  gialli, che come  entità fantasmatiche precipitano dall'alto. Morbide onde di colore che decidono gioiosamente di amalgamarsi con il verde balsamo di quel mare, per nulla oscuro... profondo..., anzi maternamente accogliente...

Titolo:The Cross. Dim. 30x30.


Una colonna fluida rosso-sangue taglia la tela in due comparti assolutamente identici. Fanno da quinte sottili fuscelli neri, come di un campo ridotto in cenere dal fuoco... La drammatica intensità dell'insieme viene, tuttavia, alleggerita in forza di quelle bianche striature che s' insinuano, luminose vie di fuga verso esiti di salvezza.... 

Titolo: Traffico. Dim.30x30.


Dall'alto, lo sguardo abbraccia la realtà complessa del vivere quotidiano. Forme, colori, sorrisi di buffi visi tondeggianti, come palloncini colorati scivolano all'interno di corsie urbane, senza scontri, nè rigidità. Una sostanziale armonia domina il caos urbano, da cui emergono i suoni di una combattiva, ma paziente e ordinata umanità...